LA VOGLIA DEI CAZZI di ALESSANDRO BARBERO

 

  

LA VOGLIA DEI CAZZI

di 

ALESSANDRO BARBERO

Ovvero

Quella volta che il Magister ci ha sorpresi tutti


Ehi, queste sono solo le mie impressioni in merito al libro:

nulla a favore o contro chi lo ha scritto.


Quanti libri ha scritto Alessandro Barbero? Innumerevoli.

Quale mi sono andata a leggere? Questo.

Si, appena ho capito che non si trattava di uno scherzo ma di un testo che sul serio aveva pubblicato, l'ho prenotato in biblioteca. 

Che caso curioso: un libro di Storia che mette in imbarazzo all'idea che possa essere visto nella tua borsa; probabilmente l'unico caso letterario che potrebbe suscitare lo stesso disagio sarebbe Mein Kampf- anche se per ragioni totalmente differenti.

Di cosa tratta La voglia dei cazzi? Beh, come ci viene suggerito, di racconti popolari brevi e semplici aventi lo scopo di far sorridere o ridere apertamente chi li ascolta senza andare troppo per il sottile: spesso e volentieri si tratta di umorismo da caserma.

Protagonisti delle storielle sono uomini e donne che si destreggiano nella vita di tutti i giorni con furbizia o stoltezza epiche, pronti ad usare la sagacia per ottenere qualcosa alle spalle di malcapitati ingenuotti od occupati a raccontare alcuni loro sogni molto fallici che farebbero andare in brodo di giuggiole il vecchio Freud. Mi hanno molto ricordato le avventure di alcuni personaggi famosi in provincia di Brescia: Baghì, Bagù e Bagà tre fratelli dei quali il più giovane si distingueva per la scaltrezza che finiva sempre per fargli avere la meglio sui due maggiori. Sono sicura che anche nelle altre province italiane esistano figure popolari come queste.

Però a questo punto uno potrebbe anche chiedersi perchè mai investire del tempo nella lettura poco edificante di qualcosa che ricorda da vicino le barzellette sconce del bar. Ecco, io a quella persona risponderei che probabilmente questo libro non eleverebbe una mucca, per citare Jerome, ma essendo noi sempre bisognosi di risate, da questo libro ci guadagneremmo in salute. 

Anzi: proprio noi che amiamo la lettura ed il sapere siamo il pubblico perfetto per storie poco raffinate come queste, che implicitamente ci ammoniscono a non crederci creature aeree di puro spirito, visto calpestiamo la stessa terra dei villani. 

Qualcuno di  noi potrebbe addirittura vedere il leggerle come un piacere incoffessabile; tipo quegli intellettualoidi che dicono sempre di guardare solo film di Pasolini e poi di nascosto si scassano di Natale a... !

Certo, c'è tutto un contesto storico che è possibile evincere e chi è interessato al '300 ne trarrà gustose informazioni sulla vita quotidiana, ma io rimango dell'idea che il contributo più importante siano proprio i racconti presi per quello che sono. In fondo il tizio che al baretto è già al secondo bianchino alle dieci di mattina, potrebbe tirare fuori dalla sua inesauribile scorta di storielle qualcosa di simile a queste; magari ambientate ad Odolo invece che in qualche paesino della Francia rurale, però incredibilmente somiglianti a quelle che avremmo sentito uscire dalla bocca di una lavandaia del Basso Medioevo. 

Non è in fondo questo il senso della lettera scritta: farci sentire vicini alle persone che sono vissute prima di noi? Non è bello pensare che mentre ridacchiamo leggendo della sposa insoddisfatta dal marito e dei suoi sogni strampalati, stiamo ridando corpo e suono alle loro risate? Cosa c'è di più umano di una bella sganasciata?

Magari un domani saranno una donna o un uomo del futuro a leggere La voglia dei cazzi e a ridere pensando a quanto dovevamo aver riso pure noi qui, nel 2024 e si conforteranno nel pensare che siamo una specie che non cambia mai anche se andiamo lontano nello Spazio, là dove nessuno uomo è mai giunto prima. 

Rinascessi animale c'è solo una cosa che invidierei all'Uomo: la possibilità di ridere di cuore.




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