LA VOCE DELLA QUERCIA di ANDREW MICHAEL HURLEY
Vorrei saper dire se mi sia stato suggerito, ma non riesco. Ho idea che in realtà lo abbia visto da qualche parte fra i consigliati di qualche lista ed abbia deciso di prenotarlo in biblioteca. Non lo so. Magari è stata l'immagine di copertina a piacermi, chi lo sa?
Però so che è uno dei pochi libri ad avermi lasciato un'impressione così profonda da spingermi ad inserirlo come lettura consigliata per le mie alunne delle scuole superiori ed uno dei pochi dei quali ricordi le emozioni che mi ha lasciato. Emozioni vivide che mi hanno colta d'improvviso facendomi leggere più e più volte l'ultima pagina del romanzo.
NON FARO' SPOILER.
Io di Hurley ho letto esclusivamente questo libro ma so che come autore conta già diverse frecce al proprio arco, frecce dalle quali non vedo l'ora di farmi colpire: se sono come la prima, mi si schianteranno nel centro del cervello facendolo flippare.
Posso dirlo? Un romanzo pazzesco.
Breve, agile, scritto in uno stile semplice che non ci mette mai nella condizione di farci fare un salto sulla sedia, mai. Si insinua piano piano in noi facendoci provare pena per i due genitori protagonisti, rimasti orbati dell'unico figlio, morto davvero troppo giovane. Viviamo lo strazio- mai urlato, sempre dimesso, simile ad una musica delicata in sottofondo- filtrandolo attraverso lo sguardo di Richard, il papà che sarebbe pure un insegnante di livello ma che a causa del lutto fatica a ritornare capace di mettersi a lavoro. Sono i suoi occhi a farci conoscere la brughiera attorno alla casa avita nella quale si rifugiano per cercare un pò di sollievo dalla morsa che attanaglia la coppia. Sono le sue mani a cercare, scavare, trovare per noi cose che non andrebbero cercate, dissotterrate, trovate.
E' questo quello che mi ha inciso dentro a chiare lettere: la voce della quercia è un libro eccezionale, l'incredibile capacità dell'autore di condurci in luoghi cupi senza che ci rendessimo fino in fondo conto di quanta oscurità ci stesse circondando. E' solo alla fine che di botto la luce si spegne del tutto e noi ci accorgiamo del buio nel quale noi e i protagonisti siamo precipitati.
Buio fuori, buio dentro le menti: tutto si fa buio e di luce non ne riceveremo più.
Così, di botto. Ci guardiamo attorno domandandoci come ci siamo arrivati e non ce ne capacitiamo. Eppure i segnali c'erano tutti: vecchie storie, lutti, l'atmosfera. Però niente, Hurley ci ha così cullati che il pericolo ce lo ha fatto sembrare qualcosa di non poi così tanto strano, le anomalie comportamentali erano solo momenti di stanchezza e così, fra un travisato ed un obliato, la follia ha trovato strada libera per accedere nel mondo della vecchia quercia ed in noi.
So che è stato definito un autore gotico ed io appoggio in pieno questo titolo, ma per quanto mi riguarda è un dannatissimo incantatore di serpenti che si merita tutte le recensioni positive che gli hanno dato.
In ritardo ho scoperto che nel 2023 ne è uscito nelle sale l'adattamento dal titolo di Starve Actre (che poi sarebbe il nome della tenuta di famiglia nella quale si svolgono i fatti raccontanti) e sembra che abbia avuto recensioni estremamente positive sia di critica che di pubblico; magari questo mi convincerà a guardarlo. Ammetto che nel vedere la locandina io abbia ululato pregustando il film, ma poi mi son frenata: e se fosse stato un disastro? Questo è il genere di libro che NO, NO, NO non voglio venga rovinato da una pellicola mediocre! Forse me lo guardo il trentuno di ottobre.
Forse non lo guarderò mai.
Ma voi leggetevi La voce della quercia e se conoscete qualcuno appassionato di storie ben raccontate, regalateglielo per Natale: lo renderete felice.


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