UN'ARANCIA A OROLOGERIA di ANTHONY BURGESS
UN'ARANCIA A OROLOGERIA
di
ANTHONY BURGESS
Ovvero
Ah, ma è "Arancia meccanica"!
Ehi, queste sono le mie osservazioni in merito al libro:
nulla a favore o contro chi lo ha scritto.
Vi ricordate quel periodo a cavallo della prima decade del duemila, quando andò di moda un marchio il cui logo era ispirato ad Arancia Meccanica? Ecco, più o meno in quel pereiodo mi sono vista in tv il film girato da Kubrik. Destino volle che prima avessi letto il libro del quale scriverò oggi, così invece che finire catturata dalle scenografie quasi psichedeliche o dallo stile con bombetta e bastone del protagonista e soci, io riuscivo solo a pensare:
"Eh ma hanno completamente eliminato il personaggio del cappellano del carcere, ma cacchio! E' fondamentale!",
"Ma dai ma che finale del cavolo è? Pare tranciato a caso con l'ascia! Non da la giusta chiusura come faceva il libro!",
ed insulti random verso il regista.
Faccio presente che so perfettamente che sia impossibile riproporre integralmente un libro, come pure che le pellicole cinematografiche siano un mezzo di comunicazione differente dalla lingua stampata, però qua la questione è un'altra: Kubrik a preso un romanzo che interroga le coscienze sui grandi temi del Bene, del Male, della giustizia sociale e di come mantenere un minimo di ordine, della violenza che alberga in ognuno di noi e delle conseguenze delle nostre scelte e ne ha tratto un'opera sicuramente di impatto visivo, ma povera di contenuto.
Il cattivo viene catturato, subisce una punizione che lo obbliga con la violenza a non far più del male, esce dal carcere e termina il tutto in una specie di sogno delirante di lui che abusa di una ragazza in mezzo a due ali di spettatori.
Ma che cacchio di senso ha?
Vabbè torniamo al libro che altrimenti mi arrabbio troppo.
In poco più di duecento pagine troviamo gli argomenti elencati poche righe più su e la prima cosa che salta all'occhio è l'incredibile maestria di Burges nel trattarli con una profondità che non sconfina mai nella pesantezza, nè nello scontato. Ci si trova a riflettere su quale sia la soluzione migliore per problematiche che esistevano nel 1962 (data della prima pubblicazione del romanzo), figuriamoci nel 2024: aggressioni fisiche da parte di bande, teppisti allo sbando, deboli indifesi...praticamente una pagina di cronaca del lunedì.
A chi non è mai capitato di pensare che certi soggetti andrebbero piegati a bastonate e chiusi un una cella buttando via la chiave? Ecco, qui nel mondo de Un'arancia ad orologeria hanno trovato una soluzione alternativa: chi si macchia di crimini efferati viene sottoposto ad una punizione che sfrutta i messaggi subliminali, ottenendo come risultato che se appena ti viene la voglia di tirare un calcio ad un maranza di passaggio, ti scatti un'ondata di panico e dolore, la famosa Cura Ludovico. La coscienza del soggetto viene bypassata, così come pure il suo libero arbitrio.
Ed è proprio qui che nel romanzo entra a gamba tesa la figura del sacerdote della prigione.
E' lui a far due chiacchiere con uno stravolto Alex, su cosa sia la libertà della persona e se sia giusto ridurre la volontà di qualcuno tanto drasticamente.
Se una persona non commette crimini perchè le viene impedito, può considerarsi un buon cittadino, una brava persona?
Se noi dovessimo decidere della vita di Alex, un ragazzo di appena quindici anni con una fedina penale che annovera anche il crimine di violenza sessuale, terremmo conto della sua libertà di essere umano oppure lo considereremmo incapace di mutare comportamento?
Francamente non so cosa risponderei. Probabilmente ragionare sul lungo periodo sarebbe l'unica soluzione ma anche con questo sistema otterremmo dati contrastanti:
soluzione 1:
no, Alex non può venire orbato del suo diritto alla scelta- quando uscirà dal carcere tornerà a delinquere? Se si, sapendo che avremmo potuto agire diversamente, ci dovremmo considerare responsabili, complici?
si, Alex ha dimostrato un'indole malvagia capce di trascinare nelle sue malefatte anche altra gente, assumendo il ruolo di leader negativo. Sottoposto alla cura Ludovico, smetterà si essere libero e non farà più del male. Ma se altre persone si troverassero nella condizione di ricevere lo stesso trattamento, magari per un errore giudiziario, non si rischia di rovinare la vita a degli innocenti? Se i criteri per decidere chi debba ricevere la cura cambiassero, passando dall'essere solo per delinquenti di alto livello a chi evade le tasse od altro, insomma, se decidessero che è un buon sistema per obbligare ad essere dei buoni cittadini, a cosa andremmo incontro?
Eh, non è mica tanto facile!
Ma mentirei se dicessi che non abbia goduto nel leggere di tutte le legnate che Alex si becca una volta "castrato" e rimesso in libertà. Tuttavia è interessante anche notare come, una volta resisi conto di non rischiare ritorsioni, tutte le sue vittime colgano l'occasione per tornargli ogni cattiveria che aveva riservato loro; la scena degli anziani mi aveva particolarmente colpita. Ma pure il fatto che venga buttato fuori di casa dalla madre eterna mollacciona e dal suo compagno.
Perchè quelli come Alex esistono? Perchè esiste tutta questa sguana sociale? E' possibile fare qualcosa per evitare che un bambino si trasformi in un mostro? Non è che quelli come Alex sono un pò l'incarnazione dello schifo generale?
Dannato Burgess e le sue domande.
Maledetto Kubrik e il suo eliminare personaggi- chiave.


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