La lentezza, Kundera #sedere #kundera #libriculto #nonmelospiego


 LA LENTEZZA,
di
MILAN KUNDERA

Ovvero

La luna, il Biascica e tu
 
 
Ehi, ricorda che queste sono solo le mie opinioni: non ho nulla contro autore o autrice
e tu puoi sempre dira la tua nei commenti
 
 
Niente, una si dice: "Eh, mo leggo un autore che se poi lo nomino sembro colta!", e si sceglie Kundera, che è estate e ai russi si abbina meglio l'inverno.
Kundera, un uomo del quale ignora persino dove cada l'accento del cognome. Si, è così. 
Pensando poi di essere particolarmente acuta seleziona un titolo che non è mica quello che conoscono tutti (ehhhhh? TUTTI), no se ne piglia un altro- che poi ha pure un titolo che ti fa pensare a qualcosa di particolarmente profondo. 
Avete presente quelle trame che quando le racconti ai tuoi amici socchiudi un pò gli occhi per aver ben bene sulla faccia l'espressione della rapita nell'estasi dell'intensità intellettuale?
Si, quella li, quella che poi ci sono diverse scuole di pensiero sul come gestirsi le mani:
 
1) congiunte sotto il mento a sfregarsi l'una con l'altra
 
2) occupate a volteggiare come ballerine nell'aria, sottolineando il lirismo delle parole
 
Come decidono di comportarsi i piedi è indifferente. 
 
Così mi metto seria a leggerlo, il cervello concentrato perchè sa che la situazione lo richiede e salgo le scale del castello francese dove è ambientato il romanzo,  guidata dalle parole di Kundera che a sua volta ricorda racconti già scritti da scrittori del passato ed altri che lui vorrebbe iniziare a scrivere. 
Fra me e lui si stende la moglie Vera, che dorme ed ha il solo scopo di sognare ciò che il marito immagina.
 
Due linee temporali si intrecciano fra le antiche mura ricoperte di edera: una segue le vicende di una manciata di giovani scienziati che dedicano l'esistenza agli insetti, l'altra quella di una nobildonna che la spende a cornificare l'ingenuo marito. 
Ovviamente il tutto viene descritto in modo molto meno prosaico di così: Kundera analizza le emozioni degli scienziati, soprattutto di quelli frustrati, facendoci percepire la difficoltà del vivere una vita da intelligentoni un pò goffi nella conquista del gentil sesso e l'imbarazzo (oppure vera e propria vergogna?) di dover ammettere con sè stessi di non essere quei cuori impavidi che vorrebbero e che han millantato con chiunque incontrassero sulla propria strada. 
E' un pò la miseria dell'uomo moderno quella che presenta per noi lo scrittore, contrapponendola alla grazia della signora col sangue blu che in tempi diversi era ben consapevole di essere una donna dai costumi licenziosi ed usava gli uomini con intelligenza e a proprio piacimento.

Mentre tu sei li che mediti su quanto siamo bravi nel mentire a noi stessi pur di non fare figuracce davanti ai nostri simili, simpatizzando pure per quel giovane intellettuale che sta tentando in tutti i modi di arrivare al dunque con una ragazza incontrata un'ora prima, Kundera ti spara la bordata: il tizio inizia a pensare...non so bene come dirlo senza risultare triviale. Pensa al di lei ano, ecco. Però lo dice molto più esplicitamente, rozzamente in verità. 
Io sono rimasta a bocca aperta: ma che è?! Va bene scuotere il lettore, va bene turbare per ricordare che l'innocenza è messa al bando nel mondo moderno, va bene pure il realismo però boh, a me è parso solo volgare. 
 
Avete presente Biascica, il capo elettricista di Boris, quando vede Karim con il davanzale di fuori e:

"Nun saprei, a me risulteno un pò volgari 'e zinne"
"E' perchè sei borghese"
"Eh a 'o so, 'o so" ?
 
Ecco, con soggetto diverso ma l'ho pensata come lui: volgare.  
 
Una volta terminato il libro e a mente lucida ho provato a ripensarci, domandandomi se valutassi diversamente quella trovata ma no, non avevo cambiato opinione.
Se anche ci fosse stata ragione di farlo, perchè in quel modo? In quel momento? Mi spiace ma non basta il desiderio di generare scalpore per approvare un'uscita che ha il solo risultato di levare dall'imbarazzo il personaggio che si trova ostaggio di quella immagine mentale e a noi di fare il gesto del carciofo come la più classica delle macchiette italiane. 
Sarò borghese come Biascica? Magari si, magari è il mio senso critico che si ribella fregandosene del fatto che Kundera fosse Kundera ed io solo una sciocca asina a caso. Però Kundera che tenta la carta Bukowski non si può vedere.
 
Cosa mi ha lasciato questo libro? 
Mah, alcune interessanti considerazioni in merito a come si siano ridotti i comunisti e alle sue idee sulla necessità umana di esibirsi davanti alla telecamera, presentando i politici come ballerini che hanno imparato a sublimare la vanità, a fare della propria vita un palcoscenico e di ogni persona vivente un pubblico; un'osservazione interessante soprattutto se si considera che scriveva quando ancora i social non esistevano. Tutte cose che ho già letto e riletto da altre parti, qui nemmeno troppo approfondite.
 
No, di Kundera e del suo mito ricordo solo l'idea fissa dell'ano della ragazza.
 
So borghese, aò.

 
 

 
 



 
 

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