La casa sul mare celeste di T. J. Klune #adolescenti #fantasy #scarso #spiegoni
La casa sul mare celeste
Ovvero
Il fantasy di Fantozzi (gay)
(disclaimer: ehi, sono solo le mie modeste opinioni; non ho nulla contro autore o suoi ammiratori. Se non sei d'accordo non prendertela, cogli l'occasione per intavolare una discussione e diamoci dentro col confronto!)
ATTENZIONE: SPOILER A TUTTA BIRRA
Grazie alla sfida di lettura 2024 della Rete Bibliotecaria Bresciana, ho dovuto trovarmi un Booktok da leggere.
Mal gliene incolga!
Convinta che un po' di fantasy non si neghi a nessuno, mi son presa in affitto questa casa sospesa sul mare blu con la serena sicurezza che al massimo mi sarei dovuta destreggiare fra streghe, cattivoni ed elfi. Chi si aspettava dei burocrati malvagi travestiti da santi ed un assistente sociale dimesso, con grossi problemi di autostima e grassoccio, troppo occupato a balbettare per poter esprimersi in modo comprensibile?
Nel mondo tirato su a diritti dell'infanzia magica ("I diversi, ehi, i diversi nel libro sarebbero i diversi del nostro mondo, lo hai capito?" Sembra dirci Klune ad ogni riga, strizzandoci fastidiosamente l'occhio) e bellezza interiore che gli altri non vedono ("Perché sono persone qualsiasi influenzate dalle idee de poteri forti, lo hai capito, vero?" Si, si Klune: una metafora raffinatissima, guarda), il nostro Fantozzi detto Linus Baker si occupa di controllare che i bambini magici che vivono negli orfanotrofi, vengano trattati bene, proprio come dei bambini normali.
Come mai in questo mondo ci sono delle minoranze magiche? Gli umani sono giunti al potere sconfiggendo tutti o sono sempre stati di più? Sapevano da sempre degli esseri magici o è storia recente?
State sereni: Klune non lo spiegherà. Mai.
A lui interessa solo far passare un concetto: magica minoranza= gay più speciali dei banalissimi, cattivissimi, etero.
Single con gatta di nome Calliope al fianco, Klune è bersaglio delle angherie della capoufficio, della vecchia vicina e dalle parole acide della madre che ancora gli risuonano bellamente, malgrado lei sia morta da tempo. Ora, io non vorrei sembrare superficiale... Ma non rientra perfettamente nello stereotipo del gay che le donne le vive male? Bah.
Il sogno di andare su un'isola soleggiata viene finalmente esaudito quando riceve l'ordine di compiere un sopralluogo in un orfanotrofio che sorge su un'isola poco distante dalla terraferma. Malgrado i tremori che lo accompagnano sempre, Linus é felice: dopo diciassette anni di lavoro indefesso, é la prima cosa vicina ad una vacanza che l'azienda gli permetta.
Beh ma qui il Mega Direttore è peggio di quello fantozziano! Questo strano mondo ha una rete di assistenza sociale, televisioni, autobus, polizia, treni, inchieste... ma zero diritti lavorativi.
Mi sa che se Klune si fosse applicato di più nella logica e meno nelle metafore, scivoloni come questo ce li avrebbe risparmiati; sono certa che fosse possibile trovare un modo più sensato per far capire che in quel lavoro si trattano male i dipendenti.
Niente, succede che lui ci va, deciso a mantenere il distacco che l'aziendona cattivona prescrive ma tempo zero eccolo lì che si affeziona ai bimbi bizzarri.
Oh a proposito, ci sono tutti:
c'è l'Anticristo ("Eh così ci ho messo lo scontro con il Cristianesimo che è sempre bigotto e così stupido da pensare che l'Anticristo sia un pericolo, visto?!" Mmhh. Si, che bravo Klune: massacrare i cristiani è da vero ribellino),
il ragazzino che si trasforma in cane ("Se una persona si sente cane, è giusto che viva come un cane!"...),
la viverna ("Ecco, lei rappresenta tutti nostri fratelli animali, barbaramente uccisi per mano d'uomo!" Klune, ma è un predatore che massacrava persone),
la spiritella che in quanto femmina fa crescere i fiori (qua Klune si limita ad annuire serio, serio per farci capire che lui è vicino a tutte le sisters incomprese).
Poi c'è lei.
Ora io ho capito che T. J. voleva a tutti i costi inserire una donna con caratteristiche maschili per fa pensare ai trans... ma come si può sbagliare in modo così clamoroso presentando una GNOMA CON LA BARBA?!
Sono LE NANE ad avere la barba, non le Gnome! Ma quanto bisogna essere ignoranti persino nelle basi del fantasy, per commettere un simile errore?!
Che Tolkien ti strafulmini, Klune!
In quel paradiso in terra che sarebbe il corrispettivo di Klune dell'isola che non c'è, ci sono pure due adulti: il direttore Arthur Parnassus (Dio mio...) ed uno spirito donna che, in tutta sincerità non ho capito che caspita sarebbe: ok, è lo spirito dell'isola ma che significa? È l'isola incarnata? Ne è scaturita tipo lava da un vulcano?
Boh. Sappiamo solo che sta lì da un pezzo ed è molto potente. Potente e con le ali (Che tipo di ali? Da farfalla? Da colibrì? Da libellula? Perché Klune non spiega una mazza?)
Fino a metà libro l'attenzione resta abbastanza desta grazie alla presentazione dei personaggi ecc. Poi, disgraziatamente, iniziano gli spiegoni il cui succo sarebbe che il nostro Linus non si vede per quella creatura splendida che è, che i bambini sono buoni, che il mondo è un posto pericoloso a causa delle persone normali e male informate.
Ragazzi, due pere.
Qualche finto mistero viene tirato in ballo nel tentativo di ingolosire il lettore, ma non funziona un granché visto che ci voleva poco per capire dove volesse andare a parare. Idem per quanto riguarda la storia d'amore tra Fantocci e il direttore dell'orfanotrofio: un quarantacinquenne affascinante, coi calzetti colorati ed il cuore spezzato.
Ma piantala e cresci!
Poi tenta di far salire l'angoscia tirando in piedi una mezza rivolta popolare da parte degli abitanti del paesello contro i bimbi bizzarri, ma è tutto talmente loffo che neanche a leggere quelle pagine strafatti di caffè, ci si potrebbe agitare. Salva la giornata il primo cittadino che, neanche a dirlo, è una donna--a proposito: battute del genere: "I maschi sono tutti stupidi/inutili/scemi dal primo all'ultimo", tornano spesso.
Sessismo si, ma solo verso gli uomini.
Insomma, la storia termina con il protagonista che torna a cantargliene quattro ai suoi superiori, prima decisi a far chiudere l'istituto (Perché!? Ma se son stati loro ad aprirlo?!) ora persuasi a dar retta a Linus e lasciarlo in attività.
Linus molla la vecchia vita, torna sull'isola incantata e ci resta per vivere for ever. Lui ed il quarantacinquenne affascinante si mettono insieme con l'intenzione di sposarsi per adottare bambini bizzarri e pure lo spirito fatato dell'isola salta fuori che è gay e si è messa col sindaco donna della cittadina limitrofa ("Eh una donna sindaco già è speciale, ma poi non può che essere gay, dai: superspeciale", niente Klune è fissato che solo gli omosessuali possano esserlo). I responsabili al vertice dell'aziendona cattivona vengono arrestati perché sono dei malvagi e si preannunciano grandi cambiamenti in meglio a livello di etica lavorativa.
Una specie di happy ending trito e ritrito.
Confesso che da metà libro in poi ho messo il turbo per finire questo strazio il prima possibile ed è con un profondo senso di sollievo che l'ho chiuso. Non ricordo il tempo di aver letto tante parole che avessero l'obiettivo di far propaganda sfruttando i bambini e dei cattivi basici.
Tante domande rimangono senza una risposta e spesso il libro è carente della logica di base anche se capisco che lo scopo non fosse scrivere un buon romanzo, ma far passare determinati concetti.
Concetti coi quali si può essere o meno d'accordo ma che se vengono esposti così, meglio sarebbe non se ne parlasse proprio.


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