I DELITTI DELLA CASA DECAGONALE di AYATSUJI YUKITO
I DELITTI DELLA CASA DECAGONALE
di
AYATSUJI YUKITO
Ovvero
Quando Agatha Christie ti piace cosi tanto che provi ad imitarla, ma fallisci malamente
Ehi! Queste sono solo le mie opinioni in merito al libro:
nulla a favore o contro chi lo ha scritto.
Fa caldo in questi giorni d'estate e un giallo ambientato dentro una casa edificata su un'isola sembra una buona soluzione, perchè magari ti farà pensare alle onde del mare e al gelo dei cadaveri: rinfrescante!
Oltretutto l'illustrazione ideata per la copertina è intrigante e ti fa proprio venire a sapere come mai esista una casa decagonale che sta a sotto una pioggia torrentizia a bagnarsi di acqua e dei raggi della luna piena... oltretutto non è nemmeno una parola all'ordine del giorno "decagonale" e quindi ti incrementa il desio di leggerla. Prendi il leggero volume fra le mani e pensi: "Uh che titolo: solo dei jappo potevano pensare ad un titolo così. La famosa astuzia orientale mi ha presa al laccio di nuovo!".
Poi inizi a leggerlo e ok, non male, il mistero ci viene fatto annusare già all'inizio grazie ad un misterioso personaggio che sta orchestrando un misterioso piano malvagio, chissà il perchè. Mistero.
Noia? No.
Vai ancora avanti e trovi personaggi che si chiamano Poe, Agatha, Van, Conan... ed inizi a senitre il gelo si, ma non quello bello della paurina, quello che ti fa venire voglia di nasconderti fino al naso sotto ad una coperta di pile, anche se è luglio e fuori fanno 40 gradi inferno all'ombra. No, questo è il brivido che si accompagna ad un'alzata d'occhi laterale con tanto si di bocca schiusa tipo Dr McCoy che sente l'ennesima assurdità uscire dalle labbra di un alieno a caso.
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Qui accanto il Dr Mccoy, immortalato mentre legge l'inizio del secondo capitolo del libro con la casa decagonale zeppa di morti.
Possiamo leggere nei suoi occhi un oscuro presagio.
"Dannazione, Yukito: sono un medico, non un cretino!"
Sgrani frasi del tipo: "Poe spense la sigaretta gettandone il moccino fra le onde, oltre la barca. Facendo scudo alla fiamma dell'accendino per proteggerla dal vento che gli scompigliava pure i capelli lunghi e scuri, si accese la seconda. Ne offrì una anche ad Ellery che però la rifiutò con un cenno di diniego: lui fumava solo Seven Star", ritrovandoti a chiederti se quello che hai fra le mani non sia una fanfiction scritta ben prima dell'avvento di Wappad (1987) e la tua mano inizia a tremare... tu la sigaretta da Poe l'accetteresti eccome: pure se non fumi dal 2017.
Perchè vai avanti? Eh la copertina, la luna piena, il fatto che anche la serie di libri Una serie di sfortunati eventi ha personaggi con nomi famosi usati chiaramente come omaggio (dai, uno su tutti: gli orfani BAUDELAIRE!) e sono comunque dei libri pazzeschi cui è seguita una serie tv fantastica. Dai, dai Gianluca: vai avanti!
Tu non sei Gianluca ma vai avanti.
Ruggero de Ceglie che ti chiama per incitarti
Niente, questi ragazzotti universitari diretti alla- ormai lo avete capito- isola con la casa decagonale sopra, fanno parte di un circolo di giallisti dilettanti che ama alla follia gli autori classici del genere e ne eredita i nomi quando i membri più anziani si laureano e passano a miglior vita.
Avendo saputo che ora la casa dalla curiosa forma è passata di proprietà allo zio di uno di loro, chiedono ed ottengono di trascorrerci una settimana, convinti che le vibes degli omicidi avvenuti nella bruciata al suolo Casa Azzurra...
Come? Che cacchio ci azzecca una casa azzurra con una decagonale? Eh lo scoprirete. Vi anticipo solo che l'aveva costruita lo stesso tizio un pò strambo e molto ricco (due cose che, pare spesso vadano a braccetto) che faceva la spola tra una e l'altra con la moglie e la figlia.
Dicevo.
...blablacasazzurrablamortibla... sperano di averne ispirate le celluline grigie per scrivere dei brevi racconti da consegnare a fine soggiorno a Leroux, che presto sarebbe stato incoronato redattore della loro rivista.
Insomma, una bella idea proprio quella di isolarsi su un'isola dove è schiattata della gente che ci si isolava e alla quale gli isolani non ci si vogliono avvicinare: cosa potrebbe mai andare storto?
I più smaliziati fra voi avranno subito pensato ai Dieci Piccoli Negri della Signora Indiscussa dell'Arsenico e dei Vecchi Merletti, non a torto. Curiosamente però i personaggi di questo libro che pure si dilettano di giallistica, ne fanno solo un accenno e non prendono in considerazione che chi li sta pian piano decimando possa essere... e farlo motivato da... non scrivo altro a riguardo: chi ha letto il libro che è praticamente la Bibbia dei romanzi gialli sa quali parole andrebbero inserite sui puntini.
La manciata di rimbambiti che si fanno chiamare come i Baroni del giallo invece paiono afflitti da una mancanza di memoria estremamente selettiva.
Vabbè.
La storia ha di positivo che è piuttosto dinamica perchè le indagini si muovono sia fra le anguste stanze della casa che sulle autostrade della terra ferma, visto che altri del circolo letterario più smemorato della terra non han voluto partecipare all'allegra gita e son rimasti dove la gente non è bruciata male nel sonno. Eh son gusti.
Yukito non ricalca pari pari la Mitica Storia, sarebbe stata una scopiazzatura peggiore del peggior racconto su Wappad, si impegna anzi a trovare piccole vie alternative, ma alla fine la suonata è quella. C'è da dire che qui i personaggi contrassegnati da una gigantesca X rossa tracciata sulle loro fronti dalla Mietitrice, fumano come turchi. Guardate che non sto scherzando: continuano a fumare, roba che se non incontravano la Grande Livella sull'isola, la incontravano comunque in dieci anni al reparto oncologico di Tokyo.
Altro che cavalcare fino a Samarcanda: manco so come facciano a fare le scale senza tossire fuori i bronchi ogni tre gradini.
Vabbè.
Insomma. Alla fine rimangono in quattro, poi tre, poi in due e malgrado i tentativi di tirare su un'indagine, alla fine "...non ne rimase più nessuno." .
Nell'ultimo capitolo, quando pare che tutto si sia ormai compiuto e che si tratti davvero del delitto perfetto con il colpevole che la scampa, la decisione repentina di far venire il senso di colpa ad un personaggio importante e da li, la svolta. Una svolta di esattamente tre righe, poi la storia si conclude.
Così, a secco. Con quella motivazione tirata là tipo fetta biscottata alle anatre. Ma dico, Ayatsuji: ti paio una papera? Muovo elegante la mia codina di penne? No? Allora che cacchio mi lanci lì alla cazzo di cane il finale?
Ma che è l'ha girata 'sta monnezza, Renee Ferretti?
Mi spiace ma per me è un colossale NO.
No ai personaggi con dei nomi che secondo me, mentre li scriveva per la prima volta, ci metteva in parte un cuoricino e ridacchiava come una quattordicenne kpoppara davanti a qualche poster di orientali stile Backstreet Boys 2.0, il vecchio Yukito.
No al ricalcare in troppe parti importanti IL romanzo giallo.
No a 'sta gente che riesce solo a tremare e fumare.
No al mandare tutto in vacca con una soluzione che ti mette in imbarazzo leggerla.
Onestamente non capisco come sia possibile che questo racconto venga considerato un classico del giallo giapponese. Io ho capito che Yukito e soci volevano riportare in auge lo stile classico dei grandi giallisti, ma ha miseramente fallito. Manca la caratterizzazione dei personaggi, che qui hanno la profondità di quelli che negli anime stanno sullo sfondo a fare da tappezzeria, mancano le caratteristiche salienti che dovrebbero renderli interessanti o fastidiosi o quello che è, ma comunque distinguibili. Questi fumano solo; li distingui dalle marche di sigarette, tutto qua.
Manca una storia intensa, manca un elemento di mistero e non sorprende: come posso provare tensione o suspence, se ho già letto Dieci Piccoli Indiani, prima di Dieci Piccoli Universitari Giapponesi Sprovveduti?
Bah.
Non credo darò un'altra occasione a questo autore, le sue case dalle forme geometriche alternative non mi han lasciato nulla a parte la voglia di riguardarmi qualche pubblicià progresso degli anni '90 contro il tabagismo.
Leggete altro e non fumate.

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